martedì 26 maggio 2026

VOGLIO SOLO LA MIA LIBERTA’


 VOGLIO SOLO LA MIA LIBERTA’

Ho camminato tanto in tutta la mia vita
ripercorrendo strade e facce inutili
Ho riso e ho pianto
Ho vinto e ho perso
Son rimasto solo io.
Ho visto gente
crescere con me
poi andare via.
Ho visto gente perdersi con me
e non tornare più.
Travestiti eroi di un giorno solo
scomparsi poi per sempre.
Ho acceso televisioni che
parlavano di vizi privati
e di pubbliche virtù
Ho letto libri squallidi
nei deserti dell’anima
che trovandosi più sola si vestiva di maschere.
Ma adesso basta, adesso sono io
non voglio aspettare più.
Basta con questo vivere inutile che
nulla mi porterà.
Volano via le ingratitudini
nel clamore dell’ipocrisia
Sesso, Bambini e Razze
Stupidi Padroni andate via.
Adesso basta con il vittimismo.
Voglio Solo la mia libertà.
Voglio Solo un mondo migliore
Infallibili guitti, andate via.

Questa lirica possiede l’impatto d’urto di una confessione a cuore aperto, un grido viscerale che si spoglia di ogni finzione per rivendicare l’essenza stessa dell’esistenza. C'è una stanchezza antica che attraversa i primi versi, il peso di passi consumati lungo sentieri affollati di ombre, volti intercambiabili e relazioni che si rivelano gusci vuoti. Il cammino del poeta non è una linea retta, ma un labirinto di vittorie effimere e sconfitte brucianti, un bilancio esistenziale in cui l'unica costante, l'unico vero approdo rimasto, è la propria nuda solitudine. È proprio in questa solitudine, però, che si accende la scintilla della rivolta. Lo sguardo del testo sul mondo circostante è impietoso e lucido: descrive una società dello spettacolo e dell'apparenza, simboleggiata dalle televisioni accese sui vizi e dalle letture squallide che invece di nutrire lo spirito ne accentuano il deserto. La maschera diventa così il vestito di un'anima ferita, un meccanismo di difesa contro l'ipocrisia di "eroi di un giorno" destinati a svanire nel nulla.Il punto di svolta della poesia coincide con un rifiuto categorico, un "adesso basta" che risuona come un colpo di martello sul muro del conformismo. Il ritmo si fa serrato, quasi febbrile, guidato da un'urgenza che non può più attendere né negoziare. C'è una profonda dignità in questa dichiarazione d'indipendenza, un taglio netto con il passato e con quel vittimismo che immobilizza l'azione. Il testo si purifica dalle ingratitudini e spazza via i "guitti infallibili", quelle figure grottesche che pretendono di recitare il ruolo di padroni della vita altrui. L'invocazione finale non è un semplice capriccio individualista, ma un atto d'amore verso se stessi e verso il mondo: la ricerca della libertà si fonde indissolubilmente con il desiderio di una realtà migliore, più pura e autentica. È una poesia densa di passione e di veridicità, che trasforma il dolore dell'isolamento nella forza motrice di una rinascita spirituale.

Nessun commento:

Posta un commento