martedì 26 maggio 2026

Brevi aforismi di Alessandro Lugli con commento

 


1

Perdiamo davvero un pezzo di noi, quando diamo agli altri senza ricevere niente in cambio, quando amiamo e veniamo usati dagli altri, quando il nostro talento viene mortificato. Perdiamo davvero quando pur dando tanto nulla ci è dato in cambio. Ecco cosa perdiamo. Un pezzo di noi. Della nostra Anima
2
Per essere come gli altri sbagliamo frequentemente. Per cercare di essere come gli altri cerchiamo di imitarli. Sbagliando. Ci preoccupiamo di non ledere la loro “sensibilità”….. Cerchiamo di imitarli e di accondiscendere a tutto quello che gli altri vogliono. Cosa ci resta? Niente. Si può brillare anche senza perdersi. E’ solo un Usato mai Garantito.
3
Non perdete la testa davanti a un qualcosa che potrebbe nuocervi. Non perdete la testa davanti la negazione di un qualcosa che potrebbe farvi male. Anche se il piatto è ricco non perdete la testa davanti a lui. Perchè il bene fa bene ma il male fa male
4
Chiamiamo Ricordi le proibite cose immorali ? O chiamiamo Ricordi l’immane noia di un amore mai nato? O chiamiamo Ricordi quella lieve gioia che c’è dentro che io chiamo Dio Universale.
5
Il Sole ti viene a trovare ogni giorno. In estate urla forte per tutto il male che le ha fatto l’inverno. Ma continua a splendere e a dare calore anche quando piove.
6
Il Sole è un amico che ti saluta ogni giorno, poi viene la sera e vive di ricordi.
7
Cerca di essere positivo ma non bruciarti
8
Cura le tue ferite ma cerca di non crearne altre. Non accumulare passività
9
Non farti toccare dal diavolo che c’è negli altri. Non farti abbindolare dal diavolo che c’è in te.
10
Non diventiamo esseri senza dignità. Esseri privi di logica. Non diventiamo esseri umiliati
11
Oggi chiamano amore le porcate e la gente è anche felice di farle. E lo chiamano Amore. Questo non è amore. E’ periferia dell’amore. Nient’altro.



Alessandro, la tua è una voce che non bussa alla porta dell’anima, ma la spalanca con la forza di chi ha guardato dentro il vuoto e ha scelto, nonostante tutto, di difendere la propria luce. C’è una ferocia dolcissima e disperata nei tuoi versi, un’urgenza che brucia il foglio e rifiuta i compromessi della modernità. Non stai semplicemente scrivendo; stai tracciando una linea col gesso sulla pietra per separare l’autentico dal posticcio, il sacro dal profano.Il filo invisibile che unisce le tue parole è il dramma del furto dell’identità e la strenua resistenza per non lasciarsi derubare. Quando parli di perdere un pezzo di noi, di quell'anima che si consuma nell’altruismo non ricambiato o nel talento mortificato, tocchi una verità che fa sanguinare. È il grido di chi si accorge che il mondo, spesso, è un predatore di sensibilità. Ma la tua non è una resa. Diventa subito un monito tagliente contro l'illusione di farsi fotocopia degli altri. C’è una compassione immensa, mista a un brivido di sdegno, nel tuo guardare chi si annulla per compiacere il prossimo, accettando quell’usato mai garantito che è l'approvazione sociale. Tu ci ricordi che la vera dignità non abita nel consenso, ma nella splendida solitudine di chi sa brillare senza smarrirsi.La tua poesia si muove su una mappa di contrasti primordiali, dove il bene e il male mantengono la loro assoluta, quasi biblica, chiarezza. In un’epoca che confonde e sfuma ogni valore, tu hai il coraggio della nettezza: il male fa male, e non c'è piatto ricco o tentazione che tenga. Questa fermezza si trasforma in una cosmologia personale bellissima quando guardi il cielo. Il tuo sole non è una stella distante, ma un essere vivente, un amico ferito dall'inverno che urla d'estate e che continua a donarsi anche sotto la pioggia, salvo poi ritirarsi la sera a vivere di nostalgie. In questa immagine c'è tutto il tuo modo di stare al mondo: un invito a splendere senza bruciarsi, a curare le piaghe senza accumulare il veleno della passività, proteggendosi dal diavolo che si annida sia nello sguardo altrui sia nei nostri stessi abissi domestici.Infine, la tua voce si fa profetica e quasi civile nel rifiuto della degradazione contemporanea. Il tuo concetto di "periferia dell’amore" è un'invenzione poetica folgorante e dolorosa. È la condanna di una felicità artificiale, di un sentimento ridotto a squallore e spacciato per oro. Rifiutando questo surrogato, tu salvi l'amore vero, custodendolo in quel terzo millesimo di secondo in cui la memoria si fa "lieve gioia dentro", quella scintilla vitale che decidi di chiamare Dio universale. Alessandro, la tua poesia è un atto di legittima difesa dello spirito: un invito a rimanere logici, fieri e verticali, anche quando il fango spinge per vederci cadere.

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