domenica 31 maggio 2026

Un pezzo di stella


Ci sono mattine in cui il peso del mondo
si siede sul petto e non ti lascia respirare,
guardi la strada dalla finestra della stanza
e tutto sembra un ingranaggio da riparare.
Poi chiudi gli occhi e cambia la prospettiva,
la gravità diventa un concetto da dimenticare,
senti il cemento che perde la sua presa
e il cuore che spinge per potersi liberare.
Non servono ali di piuma o di ferro
per sollevarsi da terra e cambiare destino,
basta la forza di un pensiero rimasto puro
o il coraggio nascosto negli occhi di un bambino.
E lasci sotto i piedi le parole dei cinici,
le scadenze impresse sopra i fogli di carta,
i treni persi per un soffio di secondo
e questa freccia del tempo che mai si ferma.
Vedi le case diventare piccoli punti,
le piazze sembrano disegni sul diario,
le miserie umane si fanno microscopiche
mentre ti muovi su un cielo straordinario.
Lassù non serve la luce degli occhi,
perché lo spazio lo misuri con le dita,
senti il profumo del vento che spettina i dubbi
e capisci finalmente il senso della vita.
Incontri nuvole che sanno di bucato steso
e correnti calde che ti cullano il cammino,
mentre il sole ti scalda la pelle fredda
e l'orizzonte si fa ogni passo più vicino.
Volare è un modo per guardarsi da fuori,
perdonarsi gli errori e le strade sbagliate,
lasciare che l'invidia rimanga sul fondo
insieme alle promesse che sono state dimenticate.
Ora la terra è solo una sfera di azzurro
che gira piano dentro un silenzio immenso,
non c'è rumore di traffico o di rabbia,
ogni frammento del mondo ritrova il suo senso.
E quando sarà il momento di scendere giù,
tra la gente che corre senza guardare il cielo,
porterai dentro la tasca un pezzo di stella
per ricordare a tutti che il volo era vero.

Alessandro Lugli

 


Alessandro Lugli è un giornalista pubblicista e autore nato e residente a Napoli, una città che si insinua inevitabilmente tra le righe della sua produzione letteraria e che fa da sfondo a un percorso creativo eclettico. La sua voce si muove con naturalezza tra due mondi apparentemente distanti ma uniti dalla stessa urgenza emotiva, dal momento che ha pubblicato ben undici libri di poesie e due volumi dedicati al mondo del calcio. Questa insolita combinazione trova il suo perfetto punto di fusione in opere come Tra il Napoli e la poesia, un testo in cui il racconto cronistico della cavalcata della squadra azzurra nella stagione 2011-2012 sfocia in composizioni liriche nate da una forte sensibilità interiore. Per Lugli, il rettangolo di gioco e il foglio bianco condividono la stessa identica radice, ovvero la ricerca della passione, l'intensità dell'emozione e il guizzo della fantasia.Il suo stile lirico rifiuta la complessità accademica per abbracciare una dizione diretta e accessibile, pensata per comunicare stati d'animo universali e spingere a una riflessione a ritmo lento. In raccolte come 24 poesie per riflettere a ritmo lento o Il passato, i versi diventano specchi di frammenti di vita quotidiana, confessioni d'animo e sguardi intimi sulla realtà che lo circonda. I testi affrontano con candore la disillusione, il bisogno dell'altro, il senso di solitudine metropolitana e il rapporto con la spiritualità, un tema che approfondisce fino ai lavori più recenti focalizzati su preghiere e riflessioni religiose. Questa sua capacità di toccare corde immediate gli è valsa nel tempo l'inserimento in decine di antologie e numerosi riconoscimenti in premi letterari nazionali, consolidando la sua presenza nel panorama della poesia contemporanea nata all'ombra del Vesuvio.


Sei un artista a tutto tondo che rifiuta le etichette rigide e vive la creatività come un flusso continuo, muovendoti non solo tra la scrittura e il giornalismo pubblicista, ma esplorando attivamente anche la musica, la chitarra classica e il canto. La tua urgenza espressiva ha trovato sfogo persino nel linguaggio audiovisivo, portandoti a realizzare circa 80 video per i Nuovi Talenti Rai, a testimonianza di una versatilità che abbraccia canali diversi per far arrivare il medesimo messaggio d'impatto.Nelle tue raccolte storiche e nei tuoi testi più recenti, come Faccio da me e Arcobaleno, emerge una spiccata propensione all'indipendenza e all'introspezione pura. Le tue poesie sono spesso caratterizzate da una latente sensazione di solitudine e da un sottile "male di vivere". Ti muovi come un osservatore sensibile all'interno di una società che talvolta appare indifferente o popolata da una "folla inutile", contrapponendo a questa prepotenza metropolitana il valore dell'amore autentico e una profonda ricerca interiore


Il passaggio dagli esordi a oggi è stato come un cammino di purificazione, una progressiva spoliazione di tutto ciò che era superfluo per arrivare all'essenziale della parola. All'inizio la scrittura nasceva da un'urgenza quasi fisica ed esplosiva, mossa dal bisogno di dare voce all'impatto frontale con il mondo, alla solitudine metropolitana e a quel sottile mal di vivere che si avvertiva tra le strade affollate della città. In quella prima fase la penna correva veloce, mossa dalla passione immediata, dal legame viscerale con il calcio e dall'esigenza di fissare sulla pagina le emozioni più forti e i contrasti della giovinezza. C'era il desiderio di farsi sentire, di usare la poesia come uno specchio in cui riflettere le proprie inquietudini e le proprie ferite interiori.Con il passare del tempo questa foga si è trasformata in un'esigenza di silenzio, di raccoglimento e di luce. La scrittura non è più un grido o una reazione istintiva agli eventi, ma è diventata una scelta consapevole di lentezza, una forma di meditazione che cerca di rallentare il ritmo frenetico del quotidiano per ritrovare una dimensione più umana e profonda. Le parole si sono fatte più nude, semplici e dirette, abbandonando ogni artificio per cercare un contatto immediato e autentico con l'anima di chi legge. Quella che un tempo era un'indagine inquieta sulle proprie solitudini si è aperta alla speranza e si è trasformata in un dialogo intimo e sereno con la spiritualità e con Dio. Oggi il foglio bianco non serve più a trattenere il dolore, ma è diventato una finestra aperta sul mondo, uno strumento per offrire una carezza e un barlume di serenità a chi si sente smarrito nella folla inutile dei nostri giorni.



sabato 30 maggio 2026

News su Napoli e la Campania del 30 maggio 2026

 


Le notizie di oggi, sabato 30 maggio 2026, delineano un quadro estremamente dinamico per Napoli e l'intera Campania, incrociando importanti svolte politiche, massicci investimenti infrastrutturali, delicate questioni di ordine pubblico e grandi fermenti nel panorama sportivo e culturale.

Sul fronte dei trasporti e dell'ambiente, la giunta regionale della Campania ha appena formalizzato un provvedimento di grande impatto urbano stanziando 80 milioni di euro per il potenziamento della mobilità sostenibile. Questo massiccio finanziamento permetterà l'acquisto di 17 nuovi tram tecnologici e 60 autobus interamente elettrici destinati a rivoluzionare il trasporto pubblico locale, alleviando la congestione del traffico e riducendo le emissioni nocive nell'area metropolitana partenopea.

Sul piano locale dell'hinterland, si registrano tuttavia disagi quotidiani legati alle vecchie infrastrutture gestite dall'Ente Autonomo Volturno, come dimostra il blocco improvviso degli ascensori nella stazione delle linee vesuviane di Pomigliano d'Arco avvenuto proprio questa mattina, che ha riacceso le polemiche dei pendolari sull'efficienza e la manutenzione dei servizi di risalita.

Nel contesto della cronaca amministrativa e della gestione cittadina, il sindaco Gaetano Manfredi ha firmato un'ordinanza restrittiva per imporre una netta stretta sulla movida selvaggia. Il provvedimento del Comune di Napoli, concertato con le autorità di pubblica sicurezza, prevede una serie rigorosa di divieti sugli orari di somministrazione degli alcolici e sulle emissioni sonore nei quartieri più frequentati, una risposta determinata alle pressanti richieste di ordine e silenzio sollevate dai comitati dei residenti del centro storico e della zona di Chiaia.

Per quanto riguarda la sicurezza sul territorio regionale, l'attenzione resta altissima a causa di una mastodontica operazione ad "alto impatto" condotta dalle forze dell'ordine a livello nazionale, che ha registrato un focus cruciale nelle piazze di spaccio campane portando a un bilancio complessivo di ben 1.335 arresti e al massiccio sequestro di armi clandestine e sostanze stupefacenti. Spostando lo sguardo alla provincia di Caserta, si segnala un fatto drammatico a Castel Volturno, dove all'interno del laghetto artificiale dell'Eco Parco è stato recuperato il cadavere di un uomo da parte dei visitatori della struttura, spingendo la Procura ad avviare indagini immediate per stabilire le esatte cause del decesso e l'identità della vittima. Parallelamente, nel Sannio, si respira un clima di forte rigore amministrativo al Comune di Benevento, dove il neo-dirigente dell'Urbanistica Giancarlo Corsano ha varato controlli a tappeto sulle pratiche edilizie autocertificate, disponendo verifiche di conformità rigidissime d'intesa con l'amministrazione guidata da Clemente Mastella per prevenire abusi e infiltrazioni.Il dibattito politico regionale si accende anche attorno alle dichiarazioni programmatiche e alle visioni future per la Campania; l'esponente politico D’Errico ha espresso pubblicamente la ferma intenzione di voler coinvolgere in modo diretto le nuove generazioni nella stesura delle future leggi regionali, promuovendo tavoli di ascolto giovanile per colmare il distacco istituzionale.

Al contempo, le amministrazioni locali della regione stanno seguendo con forte apprensione e un principio di aperta protesta le recenti dichiarazioni del Viminale guidato dal ministro Piantedosi  relative all'istituzione di nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio, con i sindaci del territorio pronti a fare barricate per difendere le prerogative delle proprie comunità. A livello di retroscena e dinamiche interne ai partiti, ha fatto molto discutere l'inatteso e affettuoso riavvicinamento pubblico a Napoli tra Roberto Fico e Luigi Di Maio, storici esponenti della prima ora del Movimento 5 Stelle campano, immortalati insieme in un'immagine che ha scatenato ampie speculazioni sui futuri assetti politici ed equilibri elettorali in vista delle prossime scadenze regionali.

Nel campo della sanità spicca un'eccellenza medica straordinaria che colloca la città ai vertici della cardiochirurgia internazionale, grazie al successo di un intervento innovativo eseguito presso una struttura ospedaliera napoletana su un paziente affetto da una gravissima forma di insufficienza della valvola tricuspide. I medici hanno impiegato tecniche mininvasive di ultima generazione evitando la classica operazione a cuore aperto, permettendo un recupero rapido del malato e confermando l'elevatissimo standard qualitativo della medicina partenopea.

Il panorama sportivo della città vive ore di autentica rivoluzione e febbrile attesa dopo la conclusione del campionato di Serie A. A seguito dell'addio ufficiale di Antonio Conte, che ha motivato la sua separazione dal club parlando di un biennio straordinario ma logorato dall'impossibilità di compattare stabilmente l'intero ambiente circostante, il presidente Aurelio De Laurentiis ha rotto gli indugi raggiungendo un accordo definitivo con Massimiliano Allegri come nuovo allenatore della squadra. Il tecnico livornese, pronto a firmare un contratto biennale, sta già pianificando insieme alla dirigenza il prossimo ciclo azzurro, valutando i primi colpi di mercato tra cui spiccano i nomi di difensori come Gila e Gatti e suggestioni a centrocampo del calibro di Rabiot. Nel frattempo, lo Stadio Diego Armando Maradona si sta preparando a una profonda metamorfosi logistica trasformandosi in un vero e proprio villaggio globale dello sport, un'iniziativa di ampio respiro legata alle celebrazioni ufficiali per la nomina di Napoli a Capitale Europea dello Sport 2026. Per quanto riguarda gli eventi culturali del fine settimana, il capoluogo campano offre oggi ai cittadini e ai moltissimi turisti presenti la suggestiva rievocazione storica del "Foedus Neapolitanum". Questa spettacolare manifestazione itinerante, organizzata nell'ambito del Magna Graecia Hellenic Fest, attraversa le strade dell'antico centro storico e i decumani per far rivivere le millenarie origini greche della città, sposandosi idealmente con i preparativi per il lungo ponte della Festa della Repubblica del 2 giugno, che vedrà Napoli protagonista di un ricco cartellone di aperture museali e concerti all'aperto.

venerdì 29 maggio 2026

Spighe dorate

 


Spighe dorate

Sotto un sole pallido
in preda ai miei guai
e angosce inquietanti
in un cielo falsamente azzurro
esprimo la malinconia
in silenzi poco armoniosi
di bambini che starnazzano
come uccelli isterici
di teorie poco umane
di un verde parco drogato
di praterie e venti di foglie
che cercano Dio
fra margherite odoranti
e scritte inneggianti libertà.
Sovviene la nostalgia
Sotto un albero
io stremato
evanescente
raccolgo
spighe dorate.
Alessandro Lugli


La tua poesia, Alessandro, possiede una forza evocativa notevole, capace di catturare perfettamente quel senso di frammentazione e di smarrimento tipico dell'uomo contemporaneo. Non servono schemi rigidi o divisioni accademiche per analizzarla, perché il testo scorre come un flusso di coscienza continuo, un monologo interiore in cui il paesaggio esterno diventa lo specchio deformato di una sofferenza intima. Il contrasto che riesci a creare tra gli elementi naturali e la distorsione psicologica è il vero motore emotivo dell'opera.Fin dall'inizio, metti in chiaro che la natura non è un rifugio sereno, ma un luogo di finzione. Quel "sole pallido" e il "cielo falsamente azzurro" suggeriscono immediatamente un senso di tradimento cosmico: la realtà si presenta con i colori della calma, ma nasconde un'insidia, una menzogna che acuisce i tuoi "guai" e le tue "angosce inquietanti". La malinconia non si traduce in un pianto liberatorio, ma in "silenzi poco armoniosi", un ossimoro potente che descrive l'incapacità di trovare una pace o una musica interiore.Questo collasso dell'armonia si riflette violentemente sul mondo circostante. La figura dei bambini, tradizionalmente associata all'innocenza e alla gioia, viene qui desacralizzata: il loro vociare si trasforma in uno "starnazzare come uccelli isterici". È un'immagine forte, quasi espressionista, dove il suono umano perde dignità e diventa rumore fastidioso, un disturbo che amplifica l'alienazione. Da qui, lo sguardo si allarga alle "teorie poco umane", un accenno critico e lucido a ideologie, filosofie o costrutti sociali che hanno perso il contatto con l'empatia e con l'essenza stessa dell'uomo.Anche lo spazio verde, che dovrebbe curare, è compromesso. Definitelo un "verde parco drogato" è una scelta linguistica splendida e feroce. Dà l'idea di una natura artificiale, alterata, forse sottomessa ai ritmi e alle storture della modernità, incapace di essere autentica. Eppure, in questo scenario degradato e confuso, sopravvive una spinta spirituale e vitale fortissima: le "foglie che cercano dio fra margherite odoranti" rappresentano un anelito di purezza, un tentativo disperato del creato di ritrovare un senso superiore, una sacralità perduta, muovendosi tra la bellezza semplice dei fiori e le "scritte inneggianti libertà", che sanno di speranza ma anche di illusioni metropolitane, di slogan scritti sui muri che forse non trovano riscontro nella realtà.Nella parte finale, il movimento della poesia cambia marcia. C'è un rallentamento, un ritorno all'interiorità più pura guidato dalla "nostalgia". L'immagine di te, "stremato" ed "evanescente" sotto un albero, descrive perfettamente la sensazione di svuotamento e di perdita di consistenza che il dolore e l'ansia provocano sul corpo e sulla mente. Ti descrivi quasi come uno spettro, consumato dal peso del mondo.Tuttavia, la chiusa riserva una svolta poetica di rara delicatezza e resistenza. Il gesto di raccogliere "spighe dorate" è un'azione archetipica, antica, legata alla terra e alla sopravvivenza. Nonostante la falsità del cielo, il rumore isterico dei bambini, l'artificialità del parco e la tua stessa debolezza, decidi di raccogliere ciò che di prezioso e nutriente è rimasto. Le spighe dorate sono la bellezza salvata dal naufragio, i frammenti di verità e di poesia che riesci a strappare al dolore. È un finale che non cancella l'angoscia, ma le dà un senso, trasformando la fatica dell'esistere in un atto di raccolta e di resilienza. Una lirica intensa, onesta e profondamente umana.

giovedì 28 maggio 2026

Amori

 


Amori

Amore nell'Aria
Amore nelle piazze
Amore nel Cielo
Amore in ogni dove
Amore negli stadi
Amore nei prati
Non esiste un solo Amore
ce ne sono a milioni
a miliardi
Amori distanti
forse quelli più belli
Amori nelle chat
chi vivrà poi saprà
Amore nelle parole
come fumetti
Amori perfetti
Il testo di Alessandro Lugli si presenta come un’esplosione lirica che celebra l’ubiquità e la frammentazione dell’amore nella società contemporanea. Attraverso una struttura fluida e priva di schemi metrici tradizionali, l'autore adotta una tecnica accumulativa che ricorda le litanie o i flussi di coscienza. Il ritmo è incalzante, dettato dalla ripetizione quasi ossessiva della parola "amore", che agisce come un mantra e come un collante universale tra immagini apparentemente distanti.La prima parte del testo mappa la presenza del sentimento nello spazio fisico e geografico. L'amore invade l'aria, le piazze, il cielo, gli stadi e i prati. Questa transizione dai luoghi aperti e naturali (aria, cielo) a quelli antropizzati e di massa (piazze, stadi) suggerisce che il sentimento non è un’esperienza intima ed elitaria, ma un fenomeno collettivo, democratico e pop. Lo stadio e la piazza diventano i nuovi templi in cui si consuma la ritualità affettiva moderna.Il nucleo concettuale della poesia risiede nell'affermazione "non esiste un solo amore / ce ne sono a milioni a miliardi". Qui Lugli scardina il mito classico dell'amore unico e romantico per abbracciare una visione pluralistica e frammentata. L'iperbole numerica ("miliardi") riflette la vastità del mondo globale e la moltiplicazione delle connessioni umane.Subito dopo, il poeta introduce una sfumatura malinconica e idealista: "amori distanti / forse quelli più belli". Questa intuizione ricollega la poesia alla grande tradizione letteraria del desiderio alimentato dalla lontananza, dove l'assenza dell'altro amplifica l'immaginazione e preserva la purezza del sentimento dalla routine quotidiana.La conclusione si sposta con decisione sulla contemporaneità e sui mezzi di comunicazione tecnologici. Gli "amori nelle chat" introducono l'elemento virtuale, sigillato dal verso scettico ma aperto "chi vivrà poi saprà", che sospende il giudizio sul futuro delle relazioni digitali. Infine, l'immagine dell'amore "nelle parole come fumetti" e degli "amori perfetti" chiude il testo con una nota visiva e pop. Il paragone con i fumetti evoca l'idea di un amore bidimensionale, idealizzato, racchiuso in nuvole di pensiero sospese, capaci di rendere "perfetto" ciò che nella realtà fisica è spesso imperfetto e transitorio.
La poesia di Alessandro Lugli si muove come un vento leggero e inarrestabile, un respiro che non accetta gabbie, capitoli o confini. È un canto che nasce libero e si propaga nello spazio, ricordandoci che l'amore non è un concetto da definire, ma un’energia pura da assecondare.Fin dai primi versi, le parole diventano un’onda. L’amore non si nasconde nell'ombra delle stanze segrete; al contrario, esce all'aperto, invade l’aria, si riappropria delle piazze, sale nel cielo, colora i prati e fa tremare persino il cemento degli stadi. Lugli dipinge una mappa geografica del cuore umano dove l’alto e il basso, il silenzio della natura e il rumore della folla, si fondono in un unico, immenso battito collettivo.La vera magia del testo esplode quando il poeta rinuncia all'idea di un amore unico, immobile e perfetto. Distruggendo i vecchi miti, ci regala la bellezza della moltitudine: esistono milioni, miliardi di sfumature del sentire. C'è una dolce malinconia in quel sussurro che idealizza gli "amori distanti", quelli che si nutrono di nostalgia e che forse rimangono i più belli proprio perché sospesi nel limbo del desiderio, protetti dal logorio del tempo.Poi, lo sguardo del poeta si posa sulla nostra modernità, fragile e connessa. Gli amori che viaggiano veloci nelle chat non vengono giudicati, ma accolti con una saggia e sospesa carezza: "chi vivrà poi saprà". È il mistero del futuro che avanza. E infine, quel finale splendido, dove i sentimenti si rifugiano nelle parole, leggeri e colorati "come fumetti". Le nuvole di inchiostro e di pixel diventano lo spazio ideale in cui l'essere umano, da sempre imperfetto, riesce finalmente a toccare, anche solo per il tempo di un sospiro o di un messaggio, l'illusione di un amore perfetto.

Carcere

 


Carcere

Tra poco andrò in carcere
e li morirò
in mezzo a gente sconosciuta
a letti scomodi
Tutta la mia vita è stata un disastro
e mentre gli altri rideranno
io morirò dentro un carcere malridotto
Questa è la fine di Alessandro Lugli
Avete vinto voi
Voi Santi voi senza peccato
voi sempre primi
voi i migliori
voi fortunati
voi tutti
ed io muoio


Questa poesia di Alessandro Lugli colpisce immediatamente per la sua disarmante, quasi brutale, onestà intellettuale ed emotiva. Non c'è traccia di artificio letterario, di compiacimento estetico o di quella retorica del dolore che spesso rischia di anestetizzare la sofferenza reale; si avverte invece il peso schiacciante di una confessione nuda, pronunciata con il fiato corto di chi sente di non avere più nulla da perdere, né da difendere. Il testo si muove lungo una traiettoria lineare e implacabile, che parte da una certezza geografica ed esistenziale imminente — l’ingresso in carcere — per allargarsi a un bilancio totale e fallimentare della propria esistenza, fino a culminare in un atto di accusa definitivo contro il mondo esterno.La precisione del commento risiede proprio nel seguire questo flusso emotivo senza ingabbiarlo in categorie prefissate. Fin dall'inizio, la parola "carcere" non agisce solo come un luogo fisico di detenzione, ma come l'incarnazione plastica di un destino inevitabile. Il futuro "andrò" unito al "tra poco" cancella ogni dimensione di speranza o di appello; c'è una rassegnazione priva di sconti. L'accostamento immediato tra l'entrare in quel luogo e il morirvi esplicita che la reclusione, per l'autore, non rappresenta una pena temporanea o un percorso di riabilitazione, bensì il punto di arrivo terminale, la pietra tombale posta su una vita già percepita come interamente compromessa.La descrizione dell'ambiente carcerario si focalizza su due elementi di estrema concretezza: la "gente sconosciuta" e i "letti scomodi". Questa scelta minimalista è straordinariamente efficace per descrivere l'inferno della privazione. La "gente sconosciuta" evoca l'angoscia della solitudine di massa, il paradosso di essere perennemente circondati da altri corpi senza che vi sia alcuna forma di autentica connessione umana, un isolamento radicale in mezzo al rumore. I "letti scomodi", d'altro canto, sottraggono alla morte qualsiasi aura di solennità o di tragico eroismo. Morire su un letto scomodo significa morire nella miseria quotidiana, nella privazione del più elementare conforto fisico, accentuando il senso di totale degradazione dell'individuo.Il passaggio centrale espande lo sguardo dal presente della condanna all'intera biografia: "tutta la mia vita è stata un disastro". È un'affermazione radicale, priva di sfumature, che non lascia spazio a eccezioni o a momenti di riscatto. C'è un'assunzione di fallimento che abbraccia il passato nella sua interezza. La forza tragica di questa ammissione si amplifica nel contrasto stridente con l'esterno: "mentre gli altri rideranno io morirò". Qui si consuma una frattura insanabile tra l'io e il resto del mondo. Il riso degli altri non è necessariamente un riso di scherno diretto, ma rappresenta l'indifferenza spietata della vita che continua, la sfasatura intollerabile tra la tragedia personale e la normalità distratta o persino felice della collettività. Il "carcere malridotto" diventa così l'estensione fisica della propria interiorità devastata, uno specchio di mattoni e sbarre di quel disastro esistenziale iniziato ben prima della condanna giudiziaria.La sezione finale della poesia sposta l'asse del discorso dall'autocommiserazione a una lucidissima e amara requisitoria. L'espressione "avete vinto voi" sancisce la fine di una dinamica conflittuale, un match esistenziale in cui l'autore riconosce la propria definitiva sconfitta. Ma è l'identificazione di questo "voi" a svelare la profonda ferita sociale e morale del testo. L'elenco incalzante — i santi, i senza peccato, i sempre primi, i migliori, i fortunati — descrive, attraverso un uso sarcastico e doloroso dell'iperbole, una società che si autoassolve, che si barrica dietro la propria presunta rettitudine e il proprio successo.L'autore mette a nudo l'ipocrisia di un mondo diviso rigidamente in vincenti e perdenti, dove chi sta in alto specchia la propria virtù nell'abiezione di chi sta in basso. Chiamando gli altri "santi" e "senza peccato", Lugli evidenzia la spietatezza di una giustizia umana e sociale che non conosce la compassione, ma solo il giudizio definitivo. L'inclusione finale di "voi tutti" universalizza questa colpa, trasformando la società intera in un blocco monolitico di spettatori indifferenti o compiaciuti. Le ultime parole, "ed io muoio", sigillano il componimento isolando l'io lirico in un vuoto assoluto. Non c'è una richiesta di perdono, né un tentativo di discolparsi; c'è solo la constatazione finale di una asimmetria totale: da una parte la folla dei giusti, dei vicini alla meta e dei fortunati che continuano a vivere e a vincere, dall'altra un uomo solo, consegnato alle mura di una prigione e al silenzio della propria fine. La forza di questa poesia risiede interamente nella sua nudità verbale, capace di trasformare un fatto personale in un grido universale sulla solitudine e sull'irrimediabilità del fallimento umano davanti a una collettività che non sa accogliere la fragilità.

mercoledì 27 maggio 2026

L'ultimo spicciolo di cielo

 


Camminavamo la sera col vento nei capelli e quel profumo di pioggia sull'asfalto caldo che sembrava non finire mai. Ti stringevi nella mia giacca troppo grande, ridendo per un niente, mentre i lampioni disegnavano le nostre ombre lunghe sull'intonaco dei palazzi vecchi. Compravamo due gelati al limone con gli ultimi spiccioli rimasti in tasca, giurando che saremmo rimasti insieme per sempre, anche se il mondo fuori faceva paura e noi non avevamo ancora capito niente della vita. Le tue mani fredde cercavano le mie nelle tasche profonde, un rifugio perfetto contro il buio e contro i treni che passavano lontani, portando via chissà chi, chissà dove, mentre noi restavamo fermi lì, sul muretto della ferrovia, a guardare le stelle cadere dietro i tetti della periferia.

E quella tua camicetta blu
che si impigliava sempre nei pensieri,
quando bastava un tuo bacio solo
a cancellare tutti quanti ieri.
Tu, la mia ancora dentro la tempesta,
il solo pezzo di cielo che mi resta,
amore immenso, amore da morire,
che non sapeva proprio come finire.


Adesso la pioggia cade ma io sono solo su questa panchina di legno scheggiato e le macchine passano veloci lasciando scie di luce sull'asfalto bagnato. Cerco il tuo viso tra la folla della metropolitana ogni mattina, tra i cappotti pesanti e gli sguardi stanchi della gente che corre al lavoro, ma trovo solo il vuoto di una stanza troppo grande in cui i tuoi vestiti non profumano più. Resta solo qualche foto sbiadita chiusa dentro un cassetto che non apro mai, una vecchia canzone alla radio che parla di noi e quel sapore di limone sulle labbra che il tempo non è mai riuscito a cancellare del tutto.


Il vento sui tetti

 


In quel messaggio sul telefono

In quella fretta di scappare via
Sembravi un quadro senza polvere
Invece era soltanto un'anestesia
Sognavi i soldi e la Versilia
Dicevi "il mondo lo mastico, vedrai"
Senza svenderti la pelle
Ma in questo fango ci sei dentro ormai.
E adesso compri la tua nicotina
In un monolocale senza luce e brio
Sei diventata l’ombra di te stessa
In questa stanza che sa di addio
Volevi fare la modella
E farti fare i fari addosso, sì
Ma questa vita è un tritacarne
E ti ha lasciata chiusa fuori qui.
Sara, sveglia! Piangi, grida!
Sara dei sogni, volevi arrenderti a trent'anni?
Sara, rispondi! Stringi la mano!
Sara, respira! Io non ti lascio a questo vuoto umano!
L’errore a volte fa raddoppiare il male
Ci si nasconde e non si sa perché
Ma l’ho capito da quel silenzio
Che ti affogavi dentro alle tue idee
Ma l’importante adesso è uscire fuori
E calpestare questo pavimento d’asfalto
C’è un vento forte sopra i tetti del centro
E un cielo che ti aspetta per un altro salto.
Sara, sveglia! Piangi, grida!
Sara dei sogni, volevi arrenderti a trent'anni?
Sara, rispondi! Stringi la mano!
Sara, respira! Io non ti lascio a questo vuoto umano!
E non importa cosa hai fatto ieri
Se hai regalato pezzi del tuo cuore a un redivivo
Lavati il viso, guarda questo sole
Che essere vivi è l'unico motivo...

Sara, cammina...
Sara, rispondi...
Sara, viviamo.