IMMAGINAZIONE
Lo sai che quest’ amore che non ho
è un volo senza ali
e tu sai che presto volerò
e infiniti spazi toccherò
ma tu sei l’immaginazione
sei solo un sogno per me;
non ricordo nemmeno se
tu esisti oppure no.
Ma io ci sarò
per apettare quell’ istante eterno
per vedere il sole
oh che immaginazione.
Voglio le tue ali
per volare insieme
ma senza accorgersene
per distruggere tutte le malvagità
per inseguire una vita
e questo è il mio amore
che io troverò
e non avrò più dolore
perchè ce la farò
e cosi sia.
Vedremo il sole
e poi ritorneremo qui
più forti forse
ma con tanto amore
per me, per te, per noi.
Sotto il cielo siamo noi
anime noi che cantano e ridono
Sotto il cielo c’è l’amore
che inebria col suo profumo
le nostre anime.
C’è la speranza di sapere
un pò di più.
Sotto questo cielo ci sei tu.
Sopra questo cielo c’è Lui
ma il paradiso può attendere.
Ora voglio un amore vero
e forse anche io
vivrò
si vivrò
con un amore vero.
Questa lirica di Alessandro Lugli si muove come un soffio ardente tra le pieghe dell'anima, un canto teso e vibrante che si libra sul baratro della mancanza per aggrapparsi, con disperata dolcezza, alla potenza creatrice del sogno. C'è un'onestà nuda, quasi fanciullesca eppure dolorosamente matura, in questo dialogo intimo con l'immaginazione, un'entità che non è semplice astrazione, ma un rifugio, una sposa invisibile, l'unica capace di donare ali a chi si sente radicato a terra da un amore che ancora non esiste nella realtà tangibile. Il poeta confessa lo scacco di un sentimento assente, definendolo un volo senza ali, un ossimoro lacerante che descrive perfettamente la condizione umana di chi desidera l'infinito pur muovendosi nel limite. Eppure, proprio in questa assenza, si accende il fuoco della promessa. L'immaginazione diventa l'alveo in cui il dubbio e la certezza si fondono: non importa se l'oggetto del desiderio sia reale o soltanto un miraggio sbiadito dal tempo, perché l'atto stesso di attendere quell'istante eterno trasforma la solitudine in un tempio di pura speranza.Il testo pulsa di una tensione ascensionale, di un desiderio struggente di purificazione e di riscatto. Quando la voce poetica invoca le ali dell'immaginazione, non cerca una fuga sterile dal mondo, ma una forza rivoluzionaria capace di distruggere le malvagità della terra e di inseguire la vita stessa nella sua essenza più autentica. È un cammino di guarigione, un grido di vittoria lanciato contro il dolore, sigillato da un "così sia" che risuona come una preghiera laica e potente. Il viaggio verso il sole, quella promessa di luce assoluta, non è un esilio definitivo: c'è la ferma volontà di ritornare tra le cose terrene, ma con una corazza nuova, fatti più forti da un amore che si moltiplica e si frammenta miracolosamente per sé, per l'altro e per un "noi" universale. Sotto il cielo, lo spazio si fa sacro, popolato da anime che cantano e ridono, avvolte da un profumo inebriante che restituisce dignità e gioia all'esistenza. La verticalità della poesia si fa poi vertigine quando lo sguardo supera le nuvole, lambisce il divino, per poi ritrarsi con una fiera e magnifica sfrontatezza: il paradiso può attendere, perché l'eternità non serve se non si impara prima a bruciare qui, sulla terra. È l'urlo finale, liberatorio e commovente, di chi decide di smettere di sognare per iniziare finalmente a esistere, rivendicando il diritto assoluto a un amore vero, l'unica terraferma capace di dare un senso a tutto questo immenso e meraviglioso volo

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