Il Re del Niente
Cammino sopra i cocci di un vetro calpestato,
col fiato corto e il cuore che sembra un amputato.
Cresciuto troppo in fretta tra i muri del silenzio,
masticando veleno come fosse del fenzio.
Mi chiusi in un castello di specchi e di cemento,
gridando al mondo intero: "Io non ti sento!".
Perché chi impara presto a non chiedere la mano,
diventa un gigante ma resta un uomo nano
Bambino mio che stai per diventare uomo,
non credere al perdono, non cercare l'abbandono.
Io mi sono costruito una corazza di amianto,
per non sentire il freddo, per soffocare il pianto.
E ho vinto ogni duello, ho sputato sul dolore,
spegnendo ad uno ad uno i battiti del cuore.
Ero il re del deserto, il padrone del mio niente,
orgoglioso e feroce, in mezzo a tanta gente.
Ma chi fa da sé si scava la sua fossa,
con le unghie spezzate e il gelo nelle ossa.
Sognavo la vetta e ho trovato l’abisso,
con lo sguardo nel vuoto, pesante e sempre fisso.
Credevo che la forza fosse un muro di cinta,
buttare una vita da soli è una partita già vinta...però senza pubblico, senz'anima e sporca, con la solitudine che ti stringe la forca.
E adesso che ti guardo, mi tremano le dita
tu sei l'unica luce in questa mia ferita.
Crollano le mura, si sbriciola il cemento,
e resto nudo e fragile davanti a questo vento.
Perché ho capito tardi, tra i morsi del rimpianto,
che non esiste gloria se non hai nessuno accanto.
Chi fa da sé cammina, ma non arriva mai,
si perde nel labirinto dei suoi stessi guai.
Chi fa da sé è un Dio che non ha più un altare,
una barca d'acciaio che non sa navigare.
Perché la vita è un brivido che va condiviso,
o resta solo un graffio sopra il tuo sorriso.
L'amore non si inventa, l'amore non si domina,
è l'unica tempesta che finalmente ci nomina
.E io che ero un re in un castello di ghiaccio,
oggi darei il mio regno per un solo tuo abbraccio.

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