martedì 26 maggio 2026

FANTASIA

 


FANTASIA

Impariamo a vivere di fantasia
finchè amore sia
fuori è tutto avvelenato
speriamo bene
direbbe chi c’è stato.
Impariamo a vivere di pura fantasia
senza smanie nè rancore
certo è difficile fare di tutta la vita
una poesia
ma sarebbe molto meglio
lasciar vincere la fantasia
Questa poesia racchiude un'urgenza emotiva e una purezza di pensiero che colpiscono fin dalle primissime battute, muovendosi lungo un filo sottile che separa la dura realtà quotidiana dall'infinito potere salvifico dell'immaginazione. L'incipit si presenta come una vera e propria esortazione, un invito quasi fraterno e confidenziale a imparare qualcosa che la società moderna sembra aver dimenticato, ovvero l'arte di abitare la fantasia come se fosse un rifugio sicuro, una casa in cui ripararsi fino a quando l'amore non tornerà a essere la forza dominante del mondo. Questo riferimento all'amore come orizzonte temporale e meta finale suggerisce che l'atto di fantasticare non sia una sterile fuga dalla realtà, ma una forma di resistenza attiva, una preparazione spirituale per tempi migliori. L'asprezza del mondo esterno irrompe bruscamente nel verso successivo con una forza visiva notevole, descrivendo l'ambiente fuori da questo rifugio poetico come qualcosa di completamente avvelenato, un'immagine potente che evoca non solo l'inquinamento materiale, ma soprattutto la contaminazione delle relazioni umane, il cinismo e la perdita di senso che caratterizzano il presente. A questo scenario cupo fa da contraltare un'ironia amara e profondamente lucida condensata nella formula del si spera bene che direbbe chi c'è stato, una riflessione che introduce la voce della disillusione storica di chi ha già attraversato le tempeste dell'esistenza e guarda con una punta di scetticismo, ma anche con estrema tenerezza, al desiderio di purezza del poeta. Nella seconda parte del testo il richiamo alla pura fantasia si fa ancora più radicale, legandosi strettamente alla necessità di liberarsi dalle zavorre emotive che appesantiscono l'anima, in particolare le smanie dell'ambizione e il veleno del rancore, indicando così una via di liberazione interiore che passa per la leggerezza dello spirito. Il componimento non nega mai la complessità di questa scelta, anzi ammette con grande onestà intellettuale e umiltà quanto sia difficile, quasi utopico, trasformare l'intera esistenza in un'opera d'arte o in una poesia continua, riconoscendo la fatica del quotidiano e i compromessi a cui la realtà costringe ognuno di noi. Eppure, proprio in questa ammissione di fragilità risiede la forza del finale, che si spegne e si accende contemporaneamente su un auspicio assoluto, una dichiarazione di fede incrollabile nel fatto che, nonostante tutto l'inquinamento e le difficoltà del vivere, la scelta migliore rimanga sempre e comunque quella di arrendersi al potere creativo della mente e lasciar vincere la fantasia, consegnandole il timone della nostra vita per ritrovare una rotta smarrita.

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