Camminavamo la sera col vento nei capelli e quel profumo di pioggia sull'asfalto caldo che sembrava non finire mai. Ti stringevi nella mia giacca troppo grande, ridendo per un niente, mentre i lampioni disegnavano le nostre ombre lunghe sull'intonaco dei palazzi vecchi. Compravamo due gelati al limone con gli ultimi spiccioli rimasti in tasca, giurando che saremmo rimasti insieme per sempre, anche se il mondo fuori faceva paura e noi non avevamo ancora capito niente della vita. Le tue mani fredde cercavano le mie nelle tasche profonde, un rifugio perfetto contro il buio e contro i treni che passavano lontani, portando via chissà chi, chissà dove, mentre noi restavamo fermi lì, sul muretto della ferrovia, a guardare le stelle cadere dietro i tetti della periferia.
E quella tua camicetta blu
che si impigliava sempre nei pensieri,
quando bastava un tuo bacio solo
a cancellare tutti quanti ieri.
Tu, la mia ancora dentro la tempesta,
il solo pezzo di cielo che mi resta,
amore immenso, amore da morire,
che non sapeva proprio come finire.
Adesso la pioggia cade ma io sono solo su questa panchina di legno scheggiato e le macchine passano veloci lasciando scie di luce sull'asfalto bagnato. Cerco il tuo viso tra la folla della metropolitana ogni mattina, tra i cappotti pesanti e gli sguardi stanchi della gente che corre al lavoro, ma trovo solo il vuoto di una stanza troppo grande in cui i tuoi vestiti non profumano più. Resta solo qualche foto sbiadita chiusa dentro un cassetto che non apro mai, una vecchia canzone alla radio che parla di noi e quel sapore di limone sulle labbra che il tempo non è mai riuscito a cancellare del tutto.

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