Il riverbero di una chitarra a corde di nylon che pizzica l'aria umida di un vicolo, un soffio di voce che sembra uscire direttamente dal petto di Napoli. Scrivere di Pino Daniele non è esercizio di critica musicale, è un atto d’amore dovuto a un uomo che ha dato un battito nuovo a una città millenaria.
Pino è stato il nostro bluesman dagli occhi neri, quello che ha saputo mescolare il fumo dei jazz club di New York con l'odore del caffè che sale dai bassi. Quando imbracciava la sua Paradise, non suonava solo note: disegnava i nostri stati d’animo.
Era la colonna sonora dei primi baci rubati sul lungomare, delle incazzature generazionali, della speranza che questa terra potesse davvero essere "nu paraviso".C’è una malinconia dolce, quasi fisica, nel ricordarlo. Era il "Nero a metà", l’anima inquieta che parlava di "Napule è" con la lucidità dolorosa di chi la ama troppo per non vederne le ferite, ma con la tenerezza infinita di chi ne conosce ogni segreto.
Ci ha insegnato che si può essere internazionali restando viscerali, che il dialetto può suonare come l’inglese e che il sentimento non ha bisogno di gridare per farsi sentire.Pino era l’amico che ti capiva senza parlare. Quando cantava "Quanno chiove", sentivamo davvero l'acqua addosso, ma eravamo sicuri che "tanto l’aria s’adda cagnà".
La sua musica era un abbraccio protettivo, un rifugio dove la sofferenza diventava poesia e la rabbia si trasformava in ritmo. Ha saputo essere il lazzaro felice che ballava sulle macerie, portandoci per mano verso una modernità che non dimenticava mai le radici.
Oggi, quando il vento soffia tra le pietre di tufo, sembra ancora di sentire quel graffio nella voce. Pino non se n’è mai andato veramente; è rimasto incastrato tra le note di un accordo diminuito, in quella sospensione magica tra il mare e il Vesuvio. Lo amiamo perché è stato la nostra voce più vera, il nostro orgoglio silenzioso, l'uomo che ha messo in musica il battito del nostro cuore.Ciao Pino, Masaniello del sentimento.
Grazie per averci fatto sentire meno soli in questo "terra mia" così difficile e bellissima.

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