lunedì 11 maggio 2026

Immaginazione di Alessandro Lugli più commento alla poesia

 


IMMAGINAZIONE

Lo sai che quest’ amore che non ho
è un volo senza ali
e tu sai che presto volerò
e infiniti spazi toccherò
ma tu sei l’immaginazione
sei solo un sogno per me;
non ricordo nemmeno se
tu esisti oppure no.
Ma io ci sarò
per aspettare quell’ istante eterno
per vedere il sole
oh che immaginazione.
Voglio le tue ali
per volare insieme
ma senza accorgersene
per distruggere tutte le malvagità
per inseguire una vita
e questo è il mio amore
che io troverò
e non avrò più dolore
perchè ce la farò
e cosi sia.
Vedremo il sole
e poi ritorneremo qui
più forti forse
ma con tanto amore
per me, per te, per noi.
Sotto il cielo siamo noi
anime noi che cantano e ridono
Sotto il cielo c’è l’amore
che inebria col suo profumo
le nostre anime.
C’è la speranza di sapere
un pò di più.
Sotto questo cielo ci sei tu.
Sopra questo cielo c’è Lui
ma il paradiso può attendere.
Ora voglio un amore vero
e forse anche io
vivrò
si vivrò
con un amore vero.

Questa poesia di Alessandro Lugli è un grido a polmoni aperti, un paradosso dell'anima che brucia di un desiderio così concreto da sembrare quasi tangibile, eppure rivolto a qualcosa che ancora non ha un volto o un nome. È la danza frenetica di chi ha il cuore colmo d'amore ma non ha ancora nessuno a cui consegnarlo, trasformando questa assenza in un’energia creativa devastante e bellissima. C’è una verità bruciante nel modo in cui l'autore ammette che questo sentimento è un "volo senza ali": è la condizione di chi si sente pronto a esplorare l’infinito, a toccare spazi che gli altri nemmeno vedono, ma resta ancorato a terra dal peso della realtà.Il testo trabocca di una passione che non accetta compromessi. Non è un amore tiepido, è un amore che vuole "distruggere tutte le malvagità", una forza primordiale capace di farsi scudo contro il dolore. Quando Lugli scrive che "il paradiso può attendere", compie l'atto d'amore più estremo e terreno possibile: dichiara che non serve l'aldilà per essere felici, perché la scintilla divina va cercata qui, sotto questo cielo, tra le risate e i profumi che inebriano l'anima. È un inno alla vita che si riprende il suo spazio, una promessa solenne fatta a se stessi: "ce la farò".C'è un'onestà quasi disarmante nel rapporto con l'immaginazione. L'autore sa che sta sognando, sa che forse sta inseguendo un fantasma, eppure decide di abitare quel sogno con una ferocia tale da renderlo vero. È l'amore per l'idea dell'amore, quella fase magica e dolorosa in cui tutto è possibile e il futuro sembra un sole che sta per sorgere. In queste parole leggiamo la voglia di un "amore vero", non di una fantasia consolatoria, ma di un legame che permetta finalmente di vivere davvero, di sentire il sangue scorrere e la fatica di tornare a terra "più forti", cambiati per sempre da un incontro che è destinato ad accadere perché il cuore lo ha già deciso.

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