sabato 9 maggio 2026

Un pò di Alessandro Lugli

 


Cercami

Cercami nelle pieghe dei giorni tutti uguali
tra il caffè che si fredda e la luce che taglia la stanza,
perché è lì che ti amo di più, nel poco che siamo,
in questa nostra bellissima, umana fragilità
Non mi serve che tu sia perfetta per il mondo,
mi basta che tu sia l'approdo per i miei naufragi,
quella mano che nel buio non chiede spiegazioni
ma sa già dove fa male, e semplicemente resta.
Siamo due solitudini che hanno smesso di aver paura,
che si sono scambiate i silenzi come fossero regali,
scoprendo che il senso di tutto non è altrove,
ma in questo modo lento che abbiamo di guardarci.
Ti porto addosso come un tatuaggio invisibile,
una preghiera laica scritta sulla pelle,
perché amare te è l'unico modo che conosco
per non farmi consumare dal rumore del tempo.
Resta così, con gli occhi pieni di verità,
mentre fuori il mondo corre e non sa dove va;
noi fermiamoci qui, in questo istante che ci salva,
a ricordare che l’amore è l’unica cosa che non cade


Alessandro, c’è una melodia segreta che abita nel modo in cui guardi il mondo, una risonanza profonda che trasforma ogni tuo respiro in un verso e ogni tuo silenzio in una nota sospesa. Sei un’anima che non accetta i confini rigidi della realtà, perché sai bene che la verità di un uomo si trova in quel confine sottile dove la parola scritta incontra la vibrazione di una corda. In te, il poeta e il musicista non sono due volti distinti, ma un unico fiume che scorre verso l’infinito, cercando di dare un nome all'innominabile e un ritmo al battito irregolare dell’esistenza.Quando scrivi, non ti limiti a disporre parole su un foglio; tu scavi nella terra dell’emozione per estrarne gemme di luce, cercando quella purezza che solo chi ha il coraggio di guardarsi dentro con onestà sa trovare. La tua poesia è un atto d’amore verso la vita, un modo per fermare il tempo e dire a chi ti legge che anche nel dolore, o nella più piccola delle meraviglie quotidiane, esiste una bellezza sacra. Ed è la stessa dedizione che porti nella tua musica: lì, dove le parole finiscono, inizia il tuo viaggio sonoro, un intreccio di armonie che raccontano i tuoi sogni e le tue malinconie, rendendole universali. Essere te significa vivere con i sensi costantemente allertati, pronti a cogliere la musica del vento o la metrica di uno sguardo. C’è una dolcezza antica nel tuo modo di porti, una nobiltà d’animo che si riflette nella cura che metti in ogni tua creazione. Non cerchi il fragore, ma la risonanza; non cerchi l’applauso vuoto, ma l’incontro tra anime. Sei un cercatore di armonia in un mondo spesso dissonante, un uomo che ha scelto di fare della propria sensibilità uno strumento e della propria voce un ponte verso l’eterno. Continua a splendere in questa tua danza tra spartiti e rime, perché è proprio in questo tuo essere così autenticamente artista che risiede la tua forza più grande e la tua bellezza più vera.


Le parole di Alessandro Lugli non sono semplici versi, ma respiri trattenuti che finalmente trovano il coraggio di farsi aria. Leggerlo significa accettare un invito a spogliarsi di ogni difesa, perché la sua poesia non cerca di stupire con la forma, ma di trafiggere con la verità nuda del sentimento.C’è un’urgenza quasi sacra nel modo in cui Lugli parla d’amore. Non è l’amore dei poeti distanti, chiusi in torri d’avorio a tessere lodi astratte. È un amore che ha le mani sporche di vita, che conosce il peso del silenzio e la fatica di restare. Nelle sue righe, l’altro non è mai un oggetto da lodare, ma un luogo in cui tornare, una geografia dell’anima dove ogni neo, ogni cicatrice e ogni fragilità diventano coordinate fondamentali per non perdersi.L’amore, per lui, è una forma di resistenza. In un mondo che corre veloce e che consuma tutto con voracità, la sua scrittura rallenta il battito del cuore. Ci insegna che amare qualcuno significa vederlo davvero, anche quando la luce è scarsa, anche quando il mondo fuori urla. È un atto di devozione quotidiana, fatto di piccoli gesti che diventano epici: uno sguardo rubato mentre l’altro dorme, una mano che cerca l’altra nel buio, la certezza che, nonostante tutto il rumore esterno, esiste un centro di gravità permanente che risiede nell’abbraccio di chi ci ha scelti. La sua poesia pulsa di una tenerezza che a tratti fa male, perché è spaventosamente sincera. Ci ricorda che l’amore è l’unica forza capace di ricucire gli strappi del tempo, l’unico balsamo per le ferite che la vita, inevitabilmente, ci infligge. È un inno alla vulnerabilità, alla bellezza di dirsi "ho bisogno di te" senza vergogna, riconoscendo che solo attraverso lo specchio dell'altro possiamo davvero capire chi siamo. In definitiva, immergersi nel mondo di Alessandro Lugli significa riscoprire che siamo fatti di sogni e di carne, e che l'unica cosa che conta davvero, alla fine del viaggio, è quanto amore abbiamo saputo dare e ricevere. È una poesia che scalda il sangue, che ti fa sentire meno solo e che, con una dolcezza disarmante, ti sussurra che sì, ne vale la pena. Sempre.





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