IERI
Ieri che bella giornata è stata ieri
io mi rifugio in te ieri
e ti penso come fosse oggi
ieri tutti i miei guai avevano una soluzione ieri
oggi tutti i miei guai mi opprimono
io penso a ieri
a un mondo migliore
pieno d’amore
come è stato quello di ieri
dove camminavo felice per strada
ma era ieri
non è oggi
oggi sto pensando a ieri
ieri c’eri anche tu
vicino a me
cosa è successo di cosi grave per non amarsi più
io credo nel mio ieri
perchè l’esperienza serve
oggi mi serve oggi
Questa poesia è un canto d’amore e di nostalgia, un flusso emotivo che trasforma il tempo in uno spazio dell’anima dove rifugiarsi quando il presente diventa troppo pesante da sopportare.Il testo si muove su un’altalena costante tra due dimensioni temporali che non sono solo cronologiche, ma esistenziali: il passato, luminoso e accogliente, e l’oggi, cupo e soffocante. Fin dal primo verso, il passato non viene rievocato come un semplice ricordo sbiadito, ma viene personificato e trasformato in un porto sicuro. Dire “io mi rifugio in te ieri” significa elevare il tempo trascorso a entità protettiva, a un abbraccio in cui ripararsi dalle intemperie del presente. C’è una profonda tenerezza nel modo in cui l’autore sovrappone i piani temporali, pensando a ieri “come fosse oggi”, un tentativo disperato e poetico di prolungare la felicità, di non far spegnere quella luce che un tempo illuminava le sue giornate.L’opposizione tra il prima e l’adesso si gioca tutta sulla percezione del dolore e delle difficoltà quotidiane. Nel passato i guai esistevano, ma avevano tutti una soluzione; c’era una chiave di lettura, una speranza diffusa che rendeva ogni ostacolo superabile. Il presente, invece, toglie il respiro: oggi quegli stessi guai opprimono, gravano sulle spalle del poeta con il peso di un masso immobile. Questa frattura mette in evidenza come la realtà non sia definita dagli eventi in sé, ma dallo stato d’animo con cui li affrontiamo. E l’ingrediente segreto che rendeva quel mondo migliore, capace di far camminare l’autore felice per strada, era l’amore. Un amore vissuto con leggerezza e pienezza, che trasformava una giornata comune in una “bella giornata”.Nella seconda parte della lirica emerge il nucleo più intimo e doloroso del componimento: la scomparsa di un “tu” fondamentale. Scopriamo che quel passato era radioso non per una magia astratta, ma per una presenza concreta e salvifica. “Ieri c’eri anche tu vicino a me” scrive l’autore, rivelando la causa profonda della sua attuale solitudine. La domanda che sgorga subito dopo è una ferita aperta, un interrogativo universale che non trova risposte logiche: “cosa è successo di così grave per non amarsi più?”. È lo stupore ferito di chi vede crollare un idillio senza una ragione apparente, il mistero doloroso della fine di un sentimento che sembrava eterno.Eppure, proprio nel finale, la poesia compie un miracolo evolutivo e non si adagia nel vittimismo o nella pura malinconia. C’è uno scatto d’orgoglio vitale, una bellissima professione di fede nel proprio vissuto. L’autore dichiara di credere nel proprio ieri, non più come una fuga infantile dalla realtà, ma come una radice solida da cui trarre nutrimento. Quel passato non è morto, e non è stato inutile: si è trasformato in esperienza. Ed è proprio questa esperienza, nata dall’amore e anche dal dolore della sua perdita, l’arma segreta che serve oggi per sopravvivere e per ricominciare a camminare. La nostalgia smette di essere una catena e diventa una bussola, una forza interiore che permette al poeta di abitare il presente con una nuova e più matura consapevolezza

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