Lontano
È un frammento brevissimo, ma denso. Ha la forza di un aforisma o di un appunto d'anima preso di notte su un foglio volante, prima che sfugga. La prima cosa che arriva è il titolo, "Lontano", che funziona quasi come un miraggio o una promessa. Subito dopo, però, la prima riga ribalta la prospettiva: quel "lontano" non è uno spazio geografico, ma uno stato mentale, un traguardo che si preclude da soli. C'è molta verità in questa partenza. Chi ha paura resta fermo, si protegge, ma accetta anche di rimpicciolire il proprio mondo. La seconda frase dà una scossa di pragmatismo che quasi non ti aspetti in una poesia. Sa di terra, di mani sporche di lavoro. Dice che il pensiero da solo non basta, che le idee lasciate nella testa sbiadiscono. C'è un invito forte all'azione, al coraggio di rischiare l'errore pur di dare vita a qualcosa. E poi la chiusa, "fragili speranze", che arriva a spezzare questo slancio con una nota di profonda tenerezza. Non dice che le speranze sono inutili; dice che sono fragili. È come se l'autore riconoscesse che mettersi in viaggio verso quel "lontano", attuando le proprie idee, espone al vento, al rischio di fallire. Eppure, proprio in quella fragilità sta la bellezza del tentativo. Non ci sono schemi qui, c'è solo il battito di un pensiero che vuole spronare e, allo stesso tempo, accarezzare i propri dubbi. C'è amore per la possibilità umana di andare oltre i propri limiti, nonostante la paura.

Nessun commento:
Posta un commento