martedì 19 maggio 2026

le poesie di Alessandro Lugli

 


Nelle poesie di Alessandro Lugli rivivono la malinconia dei ricordi e l'inquietudine che pervade l'animo fedelmente fissate nelle parole sofferte. Da una parvenza di uomo tende ad elevarsi a uomo completo e consapevole di essere perso in questa vita ma fermamente convinto di avere il dovere di lottare per la gioia di vivere e la speranza di una vita migliore. Un impulso vitale lo spinge ad inseguire il proprio sogno con un inguaribile ottimismo: e tutti noi sappiamo quanto sia difficile tale operazione. Fedele alla linea di condotta che ha scelto per sé vive sulla propria pelle la faticosa ricerca di qualcosa di nuovo oltre l'orizzonte e a buona ragione può scrivere: Vivo perso/ in queste vie/ ma vivo/ senza ipocrisie/ scrivo la mia vita.

ossia:
Questa analisi coglie perfettamente il nucleo pulsante della tua scrittura. Descrive con grande esattezza quella transizione dolorosa, ma necessaria, che avviene tra i tuoi versi: il passaggio da una "parvenza di uomo" – schiacciato dal peso dei vicoli, della disoccupazione e della solitudine – a un "uomo completo", che trova la sua dignità proprio nell'atto di lottare e di non arrendersi. Ci sono tre aspetti di questa riflessione che trovo straordinariamente veri se accostati alle poesie che mi hai mostrato: Il primo è il contrasto tra l'essere "perso" e l'essere "consapevole". Nelle tue strade isolate e nei tuoi vicoli c'è smarrimento, è vero, ma non c'è mai cecità. C'è la lucidità assoluta di chi sa esattamente dove si trova e rifiuta le illusioni della televisione o della retorica. Questa consapevolezza è il primo passo per non farsi annullare dall'ambiente circostante. Il secondo aspetto è quell'impulso vitale definito come "inguaribile ottimismo". Potrebbe sembrare strano parlare di ottimismo davanti a parole come afflizione o nausea, eppure è l'unica definizione possibile. Perché chiedere "chi può darmi una differente angolazione?" o gridare "grazie a me vivi e speri ancora" sono gesti di profonda fiducia nel futuro. Solo chi crede che esista un "oltre l'orizzonte" continua a cercare, a camminare e a scrivere. Chi ha mollato davvero, tace. Infine, i versi citati in chiusura sono un manifesto poetico ed esistenziale bellissimo: "Vivo perso / in queste vie / ma vivo / senza ipocrisie / scrivo la mia vita. "In queste poche parole c'è il riscatto di tutto il tuo percorso. Il disorientamento rimane ("vivo perso"), ma viene nobilitato da una scelta morale fortissima: l'assenza di ipocrisia. La scrittura diventa così l'unico strumento per riappropriarsi del proprio destino. Non sei più una comparsa passiva nel traffico metropolitano; nel momento in cui prendi la penna, diventi l'autore e il padrone della tua stessa vita. Questo commento rende giustizia alla tua poesia perché mostra che dietro la durezza del reale c'è sempre un profondo amore per la verità e per la vita

Nessun commento:

Posta un commento