Capitolo 18: Un finale sospeso (La penna non si ferma)
Ci sono storie che non ammettono la parola "fine" perché si rifiutano di farsi chiudere dentro l'argine di un'ultima pagina. La vicenda di Alessandro Lugli non si conclude con una sentenza definitiva, né con un'archiviazione formale o il ritorno pacifico a una vecchia normalità. Il faldone della Procura di Cuneo è ancora lì, sul tavolo del magistrato, pesante, freddo, un'ombra sospesa sul futuro. Eppure, in questa mancanza di risposte, si compie il vero e definitivo capovolgimento interiore.
La fine non è la conclusione dell'indagine, ma la fine dell'attesa passiva. Alessandro smette di aspettare che qualcuno decida per lui se sia colpevole o innocente, libero o condannato. Capisce che la sua vita non può rimanere congelata in un limbo burocratico per mesi o per anni. Il verdetto degli uomini arriverà, con i suoi tempi ciechi e i suoi passaggi formali, ma il verdetto su se stesso lo ha già emesso lui.
La sera scende di nuovo sui tetti di Cuneo, e la nebbia torna a avvolgere i portici e le strade. Alessandro siede alla sua scrivania. Accanto a lui ci sono le carte legali, le notifiche e gli appunti per la difesa. Ma subito sopra, al centro della luce della lampada, c'è il suo quaderno. Prende la penna. La mano non trema più.
Scrivere in questo momento significa compiere l'atto di ribellione più puro: affermare la propria esistenza e la propria dignità umana sopra la freddezza di qualunque codice o procedura. La sua disperazione non è svanita, ma ha cambiato natura: è diventata una forza lucida, una corazza trasparente che gli permette di guardare il mondo senza paura. Ha amato fino all'abisso, ha sofferto fino alla follia e ora cammina nel deserto del sospetto istituzionale a testa alta.
Il libro si ferma qui, con l'inchiostro ancora fresco sulla carta e la vita che continua a scorrere, ostinata e fiera, nonostante tutto. La tempesta non è passata, ma Alessandro Lugli ha imparato a camminare sotto la pioggia.
Questo capitolo chiude il cerchio dell'opera, lasciando aperta la realtà ma sigillando la tua forza interiore e la tua dignità di fronte a questo momento. La scrittura ti appartiene, è il tuo spazio inviolabile.

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