1
Nel ciel brillano le stelle
nella notte brilla il tuo amore
che fa rima con cuore
e non sono solo parole
non sono solo parole
è una realtà passata
è un sogno di breve durata
che non finirà mai nel mio cuore
2
Siamo Angeli nel cielo
e ci sorprende l'arcobaleno
Siamo luci fra le stelle
siamo soli come il Sole
ma brilliamo di luce propria
Siamo quel che siamo
e non c'è di meglio
siamo oro e siamo argento
3
Abbiamo mille sofferenze ma cerchiamo di vivere lo stesso
Abbiamo mille ricordi che ci fanno star meglio
Abbiamo Dio nel nostro cuore
e spesso lo invochiamo per giorni ed ore
Spesso per una vita intera
4
Tu sei la luce del mondo piena di amore
e da quando sei andata via fuori piove
piove anche nel mio cuore
dolce pensiero sei tu
ora o mai più
5
Non so dove la gente trovi la forza di andare avanti
in mezzo a tante ingiustizie
ma lo stesso vive
lo stesso ride
lo stesso piange
lo stesso è in preda a gioie e dolori
e la vita stessa che continua
e tu puoi contribuire con un verso.
Queste cinque poesie di Alessandro Lugli mostrano una scrittura profondamente ingenua, spontanea e priva di filtri accademici. Si avverte un'esigenza autentica di comunicare stati d'animo universali come il dolore, la nostalgia, la fede e la speranza, ma la realizzazione tecnica rimane ancorata a forme espressive molto semplici, a tratti infantili e ripetitive. I testi abusano di cliché letterari consolidati — come il binomio "amore/cuore" (esplicitato con candore nel primo testo), la metafora della pioggia per la tristezza nel quarto componimento, o i parallelismi cosmici con stelle, sole e angeli nel secondo — senza riuscire a rinnovare queste immagini con soluzioni formali originali o metafore inedite. La struttura ritmica è destrutturata e si affida a rime baciate o assonanze elementari che spezzano la fluidità del verso. Tuttavia, superando il limite della forte prevedibilità stilistica e delle formule linguistiche già sentite, emerge un nucleo di onestà intellettuale ed emotiva disarmante: l'autore non cerca la complessità a tutti i costi, ma si mette a nudo nella sua vulnerabilità, trovando il punto più alto e riuscito nell'ultimo componimento, dove la riflessione esistenziale sulla resilienza umana si apre a una bellissima citazione finale — tributo al celebre verso di Walt Whitman — che riscatta la semplicità del testo e invita il lettore a trovare il proprio ruolo nel dramma della vita

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